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FRAMMENTI DI STORIE

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Le persone che ho incontrato in quei due anni mi hanno aperto gli occhi.

Io pensavo di sapere tutto. Sono le persone che hanno vissuto il carcere che mi hanno svegliato.

Sono state frasi e concetti che mi ferirono molto, ad avermi salvato.

Avevo commesso degli errori che non riuscivo a perdonarmi.

Ero uno di loro.

Ricordo un fortissimo entusiasmo; pionieri in terre selvagge, inesplorate, allievi e maestri, padri, fratelli e amici. Si respirava il rispetto e il disprezzo, la vita e la morte. Per noi Via Petrolini è stata un condensato di vita vissuta, una botta di tutto il meglio e il peggio che l’umanità può dare.

Sono stati due anni di un’intensità e di una sincerità irreplicabile, che hanno fatto tanto male e tanto bene. Abbiamo conosciuto storie straziate, spietate e abbiamo lasciato che le nostre storie si mischiassero a queste, tanto da straziarsi esse stesse.

Penso a come sarebbe se sbagliassi, intendo se sbagliassi davvero. Mi chiedo come sarebbe se a un certo punto qualcuno degli ormeggi dovesse mollare e io finissi in un vortice senza più capacità di controllarmi, in una spirale di illegalità, peccato, senso di colpa e stigma sociale.

Credo possa accadere a ognuno di noi. La vita è molto meno prevedibile e lineare di quanto si possa immaginare, soprattutto di questi tempi. Se a un certo punto dovesse andare a finire male credo che ripenserei a quando stavo dall’altra parte, nel ruolo di chi aiuta. I ruoli rischiano di essere delle camicie di forza. I ruoli rischiano di far perdere di vista l’altro, la persona, e di far vedere solo quello che caratterizza l’altro in relazione al nostro ruolo.