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LE ORIGINI

La Comunità di Via Petrolini nasce nel dicembre 2009 dall’intuizione di don Matteo Mioni, cappellano del carcere di Reggio Emilia ed all’epoca curato della parrocchia di San Luigi Gonzaga di Reggio Emilia. L'idea di don Matteo è stata quella di inserire in un contesto parrocchiale la realtà del carcere, ospitando in un appartamento ragazzi volontari assieme a persone uscite dal carcere o prossime al fine pena. L'obiettivo della comunità è di fare famiglia e di permettere a chi viene dal carcere un graduale reinserimento nella società.

 
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UNA FAMIGLIA A 360°

L’appartamento della comunità che si trovava in via Petrolini al n°8, è da subito diventato un luogo di ritrovo per tanti giovani del quartiere e tanti amici dei volontari. La porta, sempre aperta, è il simbolo dello spirito d’accoglienza che caratterizza la comunità. Non solo giovani, ma anche alcune famiglie della sfera parrocchiale si sono prese cura del seme che stava germogliando, facendosi pure carico di alcune necessità materiali, come il sostentamento di spese quali l’affitto dell’appartamento, le bollette o le spese per gli alimenti. Si sono creati così nuovi legami tra gli inquilini della comunità, i tanti amici “visitatori”, le famiglie e i parrocchiani; legami che ancora oggi sono ben saldi, e che in più di un’occasione sono sfociati anche in storie d’amore culminate con il matrimonio.

 
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IL TRASLOCO

“L’appartamento di via Petrolini 8 l’ho sempre trovato aperto. Il primo giorno al mio ingresso mi venne consegnato il mazzo di chiavi, ma io quelle chiavi non le usai mai per entrare ed uscire di casa, se non per chiudere quell’ultima volta la porta dell’appartamento”. Si iniziò a parlare del trasloco della comunità all’interno degli edifici della parrocchia di San Luigi Gonzaga già dall’estate del 2017, quando ancora io non vi vivevo. Sembrava una leggenda metropolitana, la proposta veniva rimbalzata da una riunione all’altra in parrocchia e all’interno della comunità, ma dopo un anno di elaborazione, nell’ottobre del 2017 arrivò il via libera per il trasloco della comunità. La scelta del trasloco aveva motivi di carattere logistico ed economico; l’appartamento in cui eravamo arrivava a scadenza di contratto e il proprietario voleva farne altri usi, e la parrocchia di San Luigi, che da sempre supportava e garantiva per Via Pet affetto e relazioni, sembrava la giusta soluzione anche per alleggerire il peso economico di inquilini non sempre abbienti. Il giorno del trasloco lo ricordo come uno dei più tristi della mia permanenza: quella casa piena di foto, feste, incontri, film, “cucinate”, ricordi e relazioni stava per chiudere i battenti. Ma la storia della comunità di via Petrolini non si fermava a via Petrolini 8, poteva ricreare lo stesso stile in qualunque luogo, magari con l’aiuto di un paio di souvenirs staccati dal muro della vecchia casa e diligentemente appesi alle nuove mura. Era la storia della comunità che non termina, ma che riparte. Un nuovo capitolo.”

 
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LA VITA DI CASA

Quali aspettative si possono avere dal vivere nella comunità di Via Petrolini? Le dinamiche a prima vista sembrano le stesse di quando si va in vacanza con i propri amici. Vita di comunità è di base quotidianità, ossia tutto quello che va dal condividere insieme una cena, un film, ...fino alla pulizia del bagno (sì, anche questa è nel pacchetto). La comunità è però soprattutto relazione, che nasce tra ospite e volontario. Relazione di arricchimento nel 100 % dei casi. Vivere un periodo della tua vita insieme a persone che per sbagli, debolezze o necessità hanno avuto un trascorso totalmente diverso dal tuo, porta necessariamente ad una crescita. Il tuo punto di vista su ogni cosa viene totalmente rielaborato come pure i tuoi valori. Come in ogni relazione affettiva, sta ad ognuno di noi decidere come coltivarla o farla tramontare, ma soprattutto quanto debba andare in profondità, lasciandoti anche mettere fortemente in discussione. E questo non vale solo per chi, giovane e pieno di aspettative sulla vita, decide di vivere questa esperienza, ma anche per chi dopo anni di carcere sceglie di vivere parte del suo percorso di reinserimento all'interno di questa comunità, come zio, amico e soprattutto fratello. Perché il bello e il tesoro di questa comunità
nasce proprio con l'impegno che ognuno mette nel coltivare i rapporti di vita che nascono e maturano qui dentro, possano anche essere difficili e impegnativi, ma sicuramente vissuti appieno.